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Trigger Points

“Trigger Points“ (T.P.) termine inglese che tradotto significa “punto grilletto”.

Il nome stesso indica una delle caratteristiche importanti dei T.P., quella cioè di irradiare il dolore in un area riflessa e prevedibile, rendendosi responsabile di un elevato numero di diagnosi errate.

Si tratta di limitate sedi, di 2-5 mm di diametro, il cui aspetto più evidente è costituito dalla dolorabilità alla pressione locale. Le stesse sono ubicate in segmenti muscolari caratterizzati da gruppi di fibre in stato di contrattura sostenuta che mantengono in tensione e limitano nel movimento tutto il muscolo di appartenenza.

I Trigger Points vengono distinti fondamentalmente in attivi e latenti:
  • i primi, se sottoposti a stimoli, anche subliminali, quali la compressione digitale, inducono una contrazione muscolare reattiva localizzata, dolore nella sede in cui sono presenti, dolore riferito in aree bersaglio (target) ubicate spesso a distanza, e segni vegetativi di accompagnamento.

  • i TrPs latenti sono meno reattivi e, se sottoposti allo stesso stimolo, risultano meno sensibili. Sono comunque responsabili di dolore prevalentemente locale, di contrazione muscolare e di limitazione funzionale, e spesso evolvono in TrPs attivi.
Le manifestazioni sostenute dai focolai in esame sono state definite “Sindromi miofasciali”.

Tali patologie, apparentemente primitive e caratterizzate da quadri clinici complessi, solo da pochi anni sono state riconosciute entità patologiche autonome rispetto ad altre affezioni, la cui sintomatologia soggettiva ed obiettiva d’insieme è, per molti aspetti, similare.



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